Ristrutturare appartamento a Roma

Open space nuovi trend 2020 della ristrutturazione

Un open space nella zona giorno è l’ideale per creare un ambiente aperto e luminoso.

Acquistare una casa con qualche anno sulle spalle è sicuramente il modo giusto per risparmiare. Certo, qualche lavoretto di ristrutturazione sarà indispensabile, ma il costo decisamente ridotto rispetto a una casa di nuova costruzione si rivelerà un acquisto eccellente.

Ristrutturare casa ti permetterà di adeguare lo spazio alle tue esigenze, facendo dei piccoli o grandi ritocchi in base a quello che più ti piace. Dai punti luce alla ristrutturazione del bagno, dal parquet nelle camere all’open space nella zona giorno.

L’open space, cioè uno spazio senza nessuna o poche pareti divisorie tra le varie zone, rimette in discussione la disposizione degli appartamenti italiani, cambiando totalmente il modo di vivere casa, o almeno la zona giorno. Tipico delle vecchie abitazioni italiane è appunto avere la zona giorno divisa in più stanze: soggiorno, cucina e a volte persino la sala da pranzo a parte.

 

Cosa serve per creare un open space nella zona giorno.

Buttando giù una parete puoi ottenere ambienti più ampi e luminosi con la possibilità di fare scelte di arredamento altrimenti impossibili.

Lo spessore di una tramezza interna è di circa 10 cm, non sembra proprio che la sua demolizione possa garantire una godibilità degli spazi migliore, d’altro canto in pianta non cambia quasi nulla.

Ma se si pensa alla libertà di transito, al vincolo comportato dalla porta e al suo ingombro se è a battente, alle rispettive finestre che si trovano a illuminare un solo grande ambiente, magari con diversa esposizione, lo scenario che si presenta assume una dimensione completamente diversa.

Lo spazio centrale disponibile è la vera rivoluzione: non solo la zona in precedenza occupata dalla parete, ma anche lo spazio limitrofo che non è più ostacolato dalla sua presenza permette una disposizione degli arredi più consona, per non parlare della possibilità di relazionarsi tra persone che stanno svolgendo attività diverse, altrimenti separate da un muro.

Pur trattandosi di un intervento materialmente piuttosto semplice da portare a termine, comporta alcuni vincoli burocratici da non sottovalutare: la modifica dello stato in essere delle partizioni, anche se le pareti in questione non hanno compiti strutturali, non può essere attuata se non seguendo l’iter delle manutenzioni straordinarie in ambito edilizio; inoltre, variando in modo definitivo la planimetria interna, al termine dei lavori bisogna mettere a conoscenza gli uffici catastali della nuova partizione.

Demolizione muri

Demolizione muro interno

Occorre innanzitutto verificare se la parete che si intende demolire è portante o meno. Questa verifica va fatta eseguire da un tecnico specializzato. In genere le pareti realizzate in cartongesso o con mattoni forati di spessore non superiore a 8 cm (spessore totale parete mattone ed intonaco 11/12 cm) non hanno caratteristiche portanti e quindi si può procedere alla demolizione senza la predisposizione di un progetto strutturale.

Se lo spessore della parete supera i 12 cm, se è realizzata con mattoni pieni o in cemento armato, avrà molto probabilmente una funzione portante ed occorrerà valutare con l’aiuto di uno specialista (ingegnere strutturista) la fattibilità dell’intervento.

Valutata questa, si redigerà un vero e proprio progetto con indicate le modalità operative e gli accorgimenti da mettere in atto prima, durante e dopo la demolizione nonché le opere di consolidamento necessarie (per es. posa di putrelle, piastre d’acciaio, telai in ferro,…) per poter eseguire in sicurezza l’intervento senza compromettere la statica dell’edifico

Problema impianti passanti

Impianti passanti

Prima di iniziare a demolire è bene assicurarsi se all’interno della parete ci siano impianti di varia natura. La cosa migliore sarebbe avere un disegno tecnico con le quote di passaggio degli impianti e la loro natura, ma la zona potrebbe essere stata modificata e non avere riportato le modifiche sull’originale. Gli impianti elettrici sono i più facili da individuare, per la presenza di scatole elettriche, interruttori, prese: per quanto riguarda le tubazioni, la loro presenza può essere verificata tramite speciali rilevatori che segnalano la presenza di impianti e, talvolta, la profondità a cui si trovano.

Presenza di vincoli di tutela e salvaguardia

Non è raro il caso in cui la parete da demolire si trovi all’interno di un edificio di particolare rilevanza storica e per questo tutelato da un apposito vincolo. In questi casi, prima di poter procedere con la demolizione occorre ottenere una specifica autorizzazione da parte della Soprintendenza territorialmente competente. Per sapere se un edificio è vincolato ed il tipo di vincolo (alcuni vincoli riguardano solo le facciate dell’edifico) è possibile informarsi, sempre più spesso anche online, presso le soprintendenze o in comune presso lo sportello unico per l’edilizia.
È sempre necessario incaricare un professionista (ingegnere, architetto,..) che a seguito di sopralluogo valuti la fattibilità dell’intervento, rediga un progetto e predisponga la relativa pratica comunale.

Detriti da smaltire

Smaltimento rifiuti edili

Lo smaltimento dei rifiuti edili prodotti da un intervento di ristrutturazione non è così semplice come potrebbe sembrare. Si tratta infatti di un adempimento soggetto a norme particolari che, se non rispettate, possono comportare sanzioni penali e multe salate.

Macerie e calcinacci sono infatti rifiuti speciali e in quanto tali non possono essere conferiti nelle stesse discariche in cui finiscono i comuni rifiuti urbani, perché possono essere fortemente inquinanti.
Vanno invece conferiti in apposite discariche dotate anche di impianti di trasformazione per il riciclo e riutilizzo dei materiali non nocivi.

Ciò non toglie che esistano discariche comunali che accettano anche questo tipo di rifiuto da parte del privato, spesso senza costi per piccole quantità.

A chi compete lo smaltimento dei rifiuti edili?

Il riferimento legislativo per la gestione dei rifiuti in Italia è il Testo Unico dell’ambiente, d. lgs 152/2006 Norme in materia ambientale.

Il Codice attribuisce l’onere dello smaltimento dei rifiuti edili al soggetto che li ha prodotti. Pertanto, la responsabilità in capo a questo compito compete nella maggior parte dei casi all’impresa che effettua i lavori di costruzione o di demolizione.

Se i lavori sono svolti in economia, cioè autonomamente, il responsabile diventa quindi lo stesso privato cittadino.

Lo smaltimento dei rifiuti può però essere gestito soltanto da imprese iscritte all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali. Per tale motivo, alcune imprese edili possono affidare il compito ad altre specializzate in questo tipo di attività.

Uniformare la pavimentazione

Demolendo una tramezza ci si trova con una striscia di pavimentazione priva di rivestimento che rende difficile e sconsigliabile un intervento di ripristino localizzato: sia perché spesso le due stanze erano rivestite in modo differente, sia perché un ambiente ampio viene esaltato da superfici continue. Ecco alcuni sistemi che permettono di utilizzare il vecchio pavimento come sottofondo per il nuovo, senza incorrere in ulteriori demolizioni e modifiche.

Resine e cementizi

Il pavimento in cemento (microcemento) è un pavimento senza fughe composto da un polimero liquido e da una particolare miscela cementizia. Il microcemento vede le sue prime apparizioni negli Stati Uniti, quando le vecchie fabbriche iniziarono ad essere trasformate in moderni loft e il pavimento microcemento era scelto proprio per mantenere quel caratteristico effetto cemento industriale.

È stato poi scelto dai grandi marchi di moda e sport per rivestire i propri negozi, grazie alle sue doti di estrema resistenza al traffico e durabilità. Oggi il microcemento è molto utilizzato anche in casa, perché consente di creare superfici senza fughe e può essere applicato in soli 3 mm di spessore su svariati materiali.

I pavimenti in resina solitamente identificano quelle pavimentazioni che si ottengono mediante resine autolivellanti a colata ed erano inizialmente utilizzate per proteggere le superfici di fabbriche e laboratori chimici, industrie alimentari, celle frigo e macellerie.

Oggi, sebbene il loro utilizzo sia più idoneo all’ambito industriale, la resina epossidica è diffusa anche a livello residenziale, per la sua capacità di creare pavimenti continui, cioè senza fughe. Al contrario del rivestimento microcemento tuttavia, ha un effetto lucido e plastico, presenta una minore resistenza all’usura e col tempo tende all’ingiallimento.

Possono sembrare molto simili, ma il pavimento in resina e il pavimento microcemento sono in realtà molto diversi. A partire dall’effetto finale che si ottiene una volta posato il pavimento, infatti un rivestimento in resina trasmette un effetto lucido ma soprattutto plastico, invece il rivestimento in microcemento dona ai pavimenti un effetto molto più naturale e materico, rappresentando un piacevole effetto cemento. Non è da sottovalutare l’effetto cemento del microcemento, poiché essendo estremamente personalizzabile nei colori e negli effetti il risultato finale andrà oltre il classico grigio e le superfici saranno uniche e moderne.

I pavimenti ultrasottili

Pavimenti e piastrelle ultrasottili

Oggi, le possibilità in fatto di pavimentazioni e rivestimenti murari sono davvero le più disparate e non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Qualora, però, desideriate rifare il look ad un ambiente domestico sbarazzandovi del pavimento e/o del rivestimento esistenti, magari semplicemente perché non vi soddisfano più visivamente, è bene sapere che è possibile farlo anche senza affrontare lavori ingenti.

Vi basterà optare per un pavimento sottile da sovrapporre a quello che già c’è, senza bisogno di demolire nulla.

Ecco allora che, in tal senso, una delle alternative migliori è sicuramente quella di ricorrere all’impiego di piastrelle sottili. Oggi in commercio se ne trovano tantissime, tutte diverse per formato, colore, stile e caratteristiche: ciò che le accomuna è lo spessore ridotto

Si può ricorrere a piastrelle di grande formato a spessore contenuto in 3,5-6-5 mm che possono essere incollate al pavimento esistente o posate flottanti su un materassino insonorizzante che compensa anche piccoli dislivelli. Molti di questi sono forniti anche per la posa fai da te, con sistemi ad incastro o con bordi bisellati per un perfetto allineamento.

Parquet prefinito o in legno massiccio

Le differenze tra un parquet in legno massello e un parquet prefinito

 

Il parquet è un pavimento in grado di dare un indiscutibile valore aggiunto all’arredamento e agli interi ambienti in cui viene posato ed è destinato ad essere per lungo tempo una parte degli spazi domestici.

Per questo motivo scegliere il parquet è un compito importante, per il quale è bene prepararsi con attenzione.

Nello scegliere il materiale, la struttura ed il trattamento del parquet contano molto le esigenze abitative ed il tipo di riscaldamento che verrà installato negli ambienti. Le opzioni possibili sono

 Parquet prefinito: si tratta di liste composte da uno strato principale di legno di betulla, pioppo o abete, ricoperte da uno strato superiore legno più pregiato, chiamato essenza o specie legnosa.

– Parquet in legno massiccio: sono listoni in legno nobile, interamente composti dalla specie legnosa prescelta che richiede una posa lunga e complessa, in quanto deve essere levigato e verniciato in opera.

I fattori da tenere in considerazione nella scelta del parquet in funzione al suo comportamento nel tempo sono due:

– Esposizione alla luce solare ed umidità, che impattano sulla colorazione del parquet. Ambienti molto illuminati, o con forti sbalzi di umidità, richiedono specie legnose più stabili. Esempi di ambienti solitamente più illuminati possono essere la cucina o il living; un esempio invece di ambiente con sbalzi di umidità è il bagno.

– Temperatura: vanno considerate le dimensioni dell’ambiente rispetto all’unità di riscaldamento e l’eventuale presenza di riscaldamento a pavimento. Riguardo alla prima considerazione, bisogna tenere conto che ambienti piccoli con unità di riscaldamento di buone dimensioni richiedono specie legnose più stabili. Il riscaldamento a pavimento, invece, si sposa bene con alcune specie legnose, mentre ne rende altre inadeguate.

Salvare i vecchi pavimenti

Non è raro che le due stanze messe in comunicazione con l’abbattimento della parete siano pavimentate nello stesso modo e che le superfici siano in buono stato: per non affrontare la spesa di un nuovo rivestimento si può nascondere la banda grezza risultante dalla demolizione in vario modo. Se si hanno ancora piastrelle dello stesso tipo si può tentare di rivestire la striscia mancante e mantenere lo stesso livello, altrimenti si può far realizzare su misura una banda sottile poco più larga della fessura, di altro materiale, e sovrapporla ai due rivestimenti.

Ma come detto ci sono davvero tantissime idee per sfruttare meglio gli spazi se desideri ricevere consigli o un preventivo gratuito per l’arredamento d’interni o per esterno, contattaci compilando il modulo qui sotto e riceverai risposte alle tue domande.

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.